Com’è singolare il modo in cui  gli artisti, tutti, i più rapidi ma anche quelli giunti con fatica a compimento, scoprono   – ed è per caso? oppure volendolo con tutte le  proprie forze? –la mania che li vince, l’ossessione che li chiude infine come dentro una prigione di vetro,d’aria impenetrabile e ce li mostra, chiari ed oramai  indecifrabili, separati dagli altri,definitivamente soli.  Quell’ immagine trovata, la porzione di terra scelta a seguito di quelnaufragio, la rovina in fondo, in cui si risolvono, li libera ponendoli distanti da qualsiasi idea di profitto e della perdita di fronte alle innumerevoli cose del mondo. 

Di queste ne hanno perse parecchie, spesso tutte fuorché una – com’è capitato a  Elvi  Ratti che ha tenuto per sé solo il sogno, la forma, la materia di un nastro  perennemente svolto – ma hanno guadagnato una scena tutta loro, un teatro addirittura dove c’è tutto, perché perfino l’intero universo, i giorni e le notti, ciò che è immenso o minuscolo o invisibile può essere recitato da un nonnulla, dall’attore che si è scelto.  “ Affidandomi  al destino” è la bella frase con cui Elvi  Ratti chiudeva tempo fa un suo breve foglio autobiografico, e a me piace proprioquesto senso di abbandono attivo e colmo di promesse, di felicità  creativa, di protezione.....

    E’ come se la Ratti , ripetendo e variando una parola soltanto, bisbigliando o gridando  la  sua immagine prediletta e vincitrice sulle altre, fingendo disponibilità al mutamento, per poi prestar fede, all’ultimo, solo a quel che resta identico a sé stesso, stia soddisfacendo  un desiderio di movimento, d’azione, perfino di combattimento – lo dico pensando  a quanto l’opera e l’amicizia di Mastroianni  hanno contato nella sua vita – e nel contempo l’istinto di chi fugge e trova infine  riparo, saldando la propria vita fantastica a qualcosa di certo,sovrastante, arrivato chissà da dove ma ora sicuramente posseduto.


(……)Più liberi e d’una, come dire, irresponsabilità che li allontana da tutto,  i nastri dipinti raccontano una storia incomprensibile ma che pure intuiamo grandiosa, monumentale, talvolta buffa: l’impressione è che questi quadri compongano un’araldica, una scrittura, le lettere maiuscole di un alfabeto ignoto.
(……) E dire che qui quel che all’inizio appare è solo un nastro  mentre si avvolge e si contrae , nastro che faticosamente era stato raccolto e che ora,  sempre come al seguito di  una rottura  dell’equilibrio  scatta  imprevedibile e diventa altro, come se di lui prendesse  possesso  uno  “spettro  figurativo”:  allora si fa onda pietrificata  ma ancora accesa di tutti i suoi colori,  legno che si muove e sussulta,  pagina infinita dove non è mai scritto nulla. E se si divide, come in due personaggi che bianchi e giganteschi e goffi  si scambiano tenerezze sopra un prato, quel proscenio è di   Picasso.      
(…....) rannicchiarsi negli aloni d’ombra sotto quei rigonfi , come di campate, archi, volte,  tra le mura di  queste fortificazioni del nulla, e stare lì  un po’  come si sta talvolta ai piedi degli angeli barocchi.

                                                                                                      
                      1992  Marco Di Capua

Ad un temperamento così ricco, dove convivono forza interiore e fragilità, entusiasmo e fermezza, non ha senso mettere limiti, che l“’Arte” (diciamo , il “fare artistico”) sceglie da sé. La sua originale ricerca linguistica , non è rappresentata, quindi soltanto dal gioiello che nasce come microscultura da stimoli nobilmente arcaici o dall’immaginario intimamente posseduto e dove ha già ottenuto meritati riconoscimenti; oppure dall’invenzione ludica – che sa far diventare “d’arte”” l’oggetto quotidiano e il giocattolo; dalla figura – dove ha qualcosa da dire sul piano materico e psicologico; o dal collage astratto, che a momenti l’ha occupata più di ogni altro settore.
Elvi Ratti è però, in modo prioritario scultrice e tale la rivelano anche le grandi pitture che chiama “ I dinosauri” per le loro strutture primordiali. Quelle forme in movimento convalidano una coerenza e una caratteristica intellettuale segnica e stilistica , che si sono già rivelate nelle prime sculture, sono confermate dai segni preparatori dei gioielli e dagli stessi gioielli realizzati, o dalla traduzione in dipinto di piccoli bronzi, ammirati dal suo maestro Umberto Mastroianni, che li definì “crateri irrorati di sangue, tentazioni barbariche incrostate di tatuaggi”. Scultrice e pittrice dunque, riesce a trattare gli stessi temi con palesi eleganze.Va rilevata in Elvi Ratti la ricca manualità, la curiosità per qualsiasi materia che riesce a formare sulle movenze della sua ispirazione: per cui la trovi alle prese col bronzo, col ferro, con la ceramica, col cartone. Tutto può dare ispirazione, tutto è avventura. Il suo modo creativo e di vita non rifiuta, dunque, le tecniche più diverse; ma c’è un fine unitario, di insaziabile ricerca e di innata creatività. Tutto il palpabile può diventare pretesto per tradurre plasticamente le inflessioni del suo spirito.

Mario Verdone  

 

Artista poliedrica,pittrice, scultrice, fotografa, grafica, ma anche poeta e sceneggiatrice di piccole pièces teatrali. Instancabile e audace viaggiatrice alla ricerca di plaghe nascoste e desertiche.Nella sua ampia e articolata ricerca pittorica la figurazione, che occhieggia in corpose e scultoree forme sperimentali, attraverso un processo di astrazione e rarefazione, diventa gesto poetico e fa della composizione un tracciato di vita vissuta. Tracciato informale che ritroviamo nella sua grafica dove trasferisce le stesse tematiche emozionali della pittura affrontate con una consapevolezza quasi mistica del suo fare arte.Sono tratti decisi e minuti che si espandono e accampano nello spazio come nastri galleggianti con forme ondulate a volte perfette più spesso contorte e piegate.
Sono foglie di acanto ma anche fogli e libri di diari già scritti, rose del deserto, pieghe in tracce di colori, involucri vaganti in atmosfere cosmiche, onde marine, bianche e cavernose costruzioni, Totem che s'innalzano su gialli campi e cieli cilestrini, amebe evanescenti, stilati e incisi con dinamismo fitto e sottile, a ritmo di cuore e di  metronomo per creare i monumenti dell'anima.
                                                                                                                                          

Tommaso Binga